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domenica 8 settembre 2013

Tartesso: prima i Liguri, poi Fenici e Greci

L'enclave di Tartesso con il Lago Ligustinus, il confine dell'impero
in verde e le colonie Greche in blu e Fenicie in marroncino.
Fonte: http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
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Adolf Schulten e il consolidamento dello studio Tartéssico - Si deve riconoscere che il vero padre della ricerca di Tartésso fu Adolf Schulten che pubblicò la prima edizione della sua opera su Tartesso, in spagnolo castigliano, nel 1924. L'ossessione di questo tedesco era quella di scoprire la città di Tartesso, emulando il suo connazionale H. Schliemann, che scoprì la fino ad allora mitica Troia. Schulten ha concentrato la sua attività nell'analisi di testi classici, in particolare della suddetta Ora Maritima, ma in nessun modo ha dimesso la pratica dell'archeologia.
Il professor Adolf  Schulten  considerava  ligure l'intera penisola iberica prima dell'invasione della stirpe iberica (camita-berbera) dall'Africa del 6.000 a.C., e pensava che la lingua basca fosse una reliquia dell'antica lingua ligure. Schulten propugnò un mondo tartéssico di origine greca, vincolato ad una prima migrazione minoica antecedente alla fondazione di Gadir (nel 3.000 a.C.) e con ondate successive, attribuite ai Tirseni (o Tirreni), come migrazioni dei popoli del mare, che avrebbero dato luogo anche alla cultura etrusca nella penisola italiana. Secondo Schulten la fine di Tartesso fu dovuta alla conquista da parte dei cartaginesi del sud della penisola iberica alla fine del VI secolo a.C.; con la chiusura dello Stretto di Gibilterra per impedire l'arrivo dei marinai greci che avevano permesso di prosperare all'impero tartessico. Schulten parla di uno Stato Tartéssico centralizzato, con leggi e una forte gerarchia, una città di mercanti e marinai felice e ospitale, un popolo colto e intraprendente, fantasioso, molto appassionato di canti e balli. Sembra questo un quadro perfetto e romantico, forse più influenzato dalla fantasia che da ragioni scientifiche.
I Fenici, come anche i Cartaginesi, sono descritti come avidi, astuti, aggressivi, barbari, i malefici responsabili della distruzione del "paradiso" che era Tartesso. Non c'è dubbio che questo approccio ricorda un po' lo scontro che si è verificato tra la Germania e l'Intesa nella prima guerra mondiale, ed è facile dedurre che Schulten si identifica con Tartesso contro quelli di Cartagine.
Tuttavia, il lavoro di Schulten incoraggiò molti ricercatori a cercare la mitica città di Tartesso e i suoi favolosi tesori. Il ricercatore tedesco, seguendo la sua natura romantica, trovò nel Coto de Doñana un anello in bronzo con una possibile iscrizione greca arcaica.
Ricostruzione di come si doveva presentare
la foce del Guadalquivir qualche migliaio
di anni fa secondo i dati forniti dal prof.
Francisco José Barragan, titolare di
Chimica presso l'università di Siviglia.
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Nei toponimi della zona in cui sorge Siviglia, c'è ancora il nome Lago Ligur, così come Isla Major dove non c'è più nemmeno l'acqua, infatti anticamente c'era il Lago Ligure in quella zona, o Lago Ligustino, o Ligustico.
Il professor Adolf Schulten considerava ligure l'intera penisola iberica prima dell'invasione della stirpe iberica (camita-berbera) dall'Africa del 6.000 a.C., e pensava che la lingua basca fosse una reliquia dell'antica lingua ligure.
Il popolo basco è stato da lunghi decenni oggetto di numerosi studi, sia dal punto di vista etnico, linguistico e biologico, con l'intento di chiarire l'antica origine di questa popolazione, e dal punto di vita biologico è stata riscontrata la presenza, in una forte percentuale della popolazione (circa il 30% - 35%), del fattore Rh negativo.
Euskadi, i Paesi Baschi, nel nord
ovest della Spagna
Gli studi condotti portano ad ipotizzare che l'origine del popolo basco sia da ricondurre alle antiche popolazioni umane che, autoctone, abitavano l'Europa durante il paleolitico e che, a seguito dell'ultima glaciazione, si sono insediate nell'attuale area dei Paesi Baschi.
Se quindi i Baschi appartenevano ad una famiglia di popolazioni Liguri, o proto-Liguri, si evince che la genesi Ligure è autoctona.
A sostegno di quest'ipotesi è anche la mappa degli aplogruppi del cromosoma Y in Europa. L'Aplogruppo R1b (Y-DNA), viene ritenuto essere la più antica linea genetica europea, associata ad un effetto del fondatore verificatosi nell'Europa centro occidentale. Le popolazioni stanziatesi in Italia dal Mesolitico sono caratterizzate da alte frequenze di R1 (xR1a1), condizione che si ritrova ad oggi nelle popolazioni basche, ritenute le più somiglianti geneticamente ai primi europei. (Vedi la mappa qui di seguito, nel 10.000 a.C.)
La longevità della civiltà dei Liguri è dovuta al ruolo decisivo che hanno avuto, dall'età del Bronzo in poi, nel reperimento di metalli preziosi (argento e oro) , di minerali (come la cassiterite, da cui si ricava lo stagno che, legato al rame, da il bronzo), nella conoscenza delle tecnologie metallurgiche per la produzione di metalli (bronzo, argento) e la commercializzazione stessa, anche via mare, di bronzo, piombo, sale, oro, argento e dell'ambra, proveniente dalle coste baltiche, anche se non possediamo documenti, scritti, informazioni sulle loro navi, sul loro stato sociale, provenienti da loro: quello che ci hanno trasmesso è nell'espressione megalitica e negli antichi petroglifi. Del loro nome, della loro cultura, del linguaggio e costumi ne parlano i primi storici Greci e Latini, oltre alla mitologia, perlopiù dei Greci antichi.
Questa mancanza di informazioni è indubbiamente motivata da una strenua difesa dei propri traffici e commerci in un'Europa che era meta di continue ondate migratorie da est.
Certamente si mischiarono alle popolazioni iberiche prima, ai greci di Focea e ai Celti poi, tanto che alcune tribù definite Celtiche erano Liguri, come i Taurini, i Friniati, ecc., ma rimasero Liguri  fra il Rodano e l'Arno, da ovest a est e fino al Po a nord.
Anche se si allearono ad Annibale nella II guerra punica contro Roma, Annibale non si azzardò a passare dalla Liguria... preferì valicare le Alpi, a prezzo di molte perdite, non solo umane.

Carta della II guerra Punica, 218 a.C. Le popolazioni iberiche (Bastetani,
Turtedani, Oretani e Carpetani) assoggettate ai Cartaginesi, e i Liguri.
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Carta geografica delle vie di
penetrazione della civiltà megalitica
proto-Ligure. Fonte:
dtv-Atlas of World History,
Atlante storico di Hermann Kinder
e Werner Hilgemann del 1964
- Nel "V Simposio Internazionale di Preistoria Peninsulare. Tartessos 25 anni dopo" tenuto a Jerez de la Frontera nel 1995, vennero illustrate le ipotesi contenute nel testo di O. Arteaga , H.D. Schulz e A.M. Roos: "Il problema del Lacus Licustinus. Ricerca geoarcheologica intorno alle paludi del Basso Guadalquivir". Quelle ipotesi riguardano una civiltà proto-Ligure dai caratteri megalitici che si è spinta nel nord-Europa atlantico da cui sono derivate genti Liguri che organizzavano traffici di oro, argento, piombo, stagno e/o i minerali che contengono quest'ultimi (cassiterite), dai territori Atlantici, per poi produrre bronzo e argento nel Lago Ligustico (nelle foce del Guadalquivir), e commercializzavano quindi tutti i loro manufatti metallici.
Cassiterite, minerele contenente
stagno, oggetto dei traffici
commerciali dei Liguri
Ecco un resoconto di queste ipotesi: "Il Professor Schulten, considera ligure l'intera penisola spagnola prima dell'invasione della stirpe iberica (camita-berbera) dall'Africa, e pensa che la lingua basca sia una reliquia ligure. L'affermazione che la popolazioni primitive della penisola sia ligure, poggia su un brano di Esiodo del VII secolo a.C., chiamante ligues (ligure) tutta l'Europa occidentale.
Eratostene la chiama Ligustica.
Avieno, descrivendo l'attuale Andalusia, cita il lacus Ligustinus, e chiama la Galizia e il Portogallo "Oestrimnios", nome identico a quello ligure per Bretagna.
Carta geografica dei sette fiumi importanti  per la storia dei
Liguri e dei confini delle loro aree di influenza: Guadalquivir
 (Tartesso o Betis) , Jùcar (Sicano), Ebro, Rodano, Var (Varo),
Magra e Arno. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Tra le altre prove di insediamento ligure in Galizia, vi sono le somiglianze di nomi galiziani nella popolazione con riferimenti alla costa ligure della Francia meridionale e del nord-ovest dell'Italia; anche se i nomi di origine ligure compaiono in diverse parti della penisola iberica, in particolare sembrano essere concentrati in Galizia.
Inoltre, in Portogallo, la penisola più occidentale (Cáceres) e il fiume Sado hanno nomi tipici delle persone che occupano la Liguria e in particolare le sue coste. Per il Professor Schulten, l'etnia ligure è stato il principale substrato della popolazione nativa e la popolazione dominante nella regione centrale della Andalusia prima della fondazione della città di Tartesso. Per noi, questo giustifica il nome del lago ligure che viene dato nel VI a. C. all'ambiente palustre che esiste nell'enclave stesso territoriale nella capitale e città portuale di Tartesso. Si noti anche l'esistenza di una città vicina chiamata Tartesso Ligustina.

Carta geografica del sud dell'Iberia (Spagna) nella fine del  I° secolo a.C.:
risulta che all'epoca romana (regno di Augusto) di Tartesso gia' non c'è
più traccia, ma il golfo che attualmente prende il nome dalla citta' di Cadiz
(Cadice, antica Gadira o Gades) si chiamava allora Tartessius Sinus
(golfo di Tartesso).

Secondo noi c'era una intesa commerciale tra i popoli Liguri ancestrali, originariamente associata alla diffusione della cultura megalitica. I Liguri, sparsi nel Mediterraneo occidentale e sulle coste atlantiche, su entrambe le vie commerciali marittime dell'Europa occidentale, hanno permesso la circolazione delle merci, minerali e prodotti in metallo. Il nostro proposito è quello di evidenziare il fatto che la popolazione Ligure pre-tartessica ha raggiunto un ruolo di rilievo in questa intesa, grazie alla sua posizione strategica e alla straordinaria ricchezza di metalli nella sua area di influenza.
Carta con l'enclave di Tartesso e i suoi confini in verde brillante,
le colonie greche in blu e le colonie fenicie in marroncino.
Si vedono il Lago Ligustico, Asta Regia (Jerez de la Frontera) e
 Gadir (Cadiz).  Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Fonte: http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
In particolare è venuto a dominare il flusso di metalli pesanti dall'Atlantico, a nord (principalmente stagno e piombo) verso il Mediterraneo occidentale.
"Secondo Adolf Schulten quindi, gli Iberici, popolazione camita-berbera, penetrarono nella penisola iberica dall'Africa nel 6.000 a.C., spinti probabilmente dall'aridità sahariana, dopo che popolazioni Liguri vi si erano già insediate, e pensa che la lingua basca sia una reliquia ligure. C'era già un'intesa commerciale tra i popoli Liguri ancestrali, e quest'intesa non era dichiarata, ma tenuta segreta per tutelare il monopolio Ligure sui loro prodotti e commerci: sale, oro, argento, bronzo, ambra...
Cartina geografica dell'Europa
intorno al 500 a.C.: le città e
le vie dell'Ambra, in nero e rosso,
i siti di rinvenimento di Ambra
in  rosso, la circumnavigazione
dell'Europa dei Fenici.
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La civiltà pre-tartessica sarebbe stata costituita dal substrato culturale di diversi popoli (liguri, iberici e coloni orientali arrivati da Creta nel 3.000 a.C.), ma presumibilmente era ligure (come indica il toponimo Lago Ligur, il Lagus Ligustinus per i Romani) il substrato predominante nella zona prima della fondazione della capitale tirrenica Tartesso.
Questo aveva permesso ai Liguri di gestire i commerci in ambito mediterraneo e atlantico fino al 1.200 a.C., quando i di Tirseni, o Tirreni, da cui derivarono gli Etruschi occuparono la Tartesso Ligustica (nel delta acquitrinoso del Tartesso, il Guadalquivir, navigabile fin dopo l'attuale Cordova, territori ricchi di metalli fino alla Sierra Morena) e i fenici, dopo aver edificato Gadir, l'attuale Cadiz, dopo 200 anni monopolizzarono il Mar Mediterraneo occidentale, difendendo con spaventosi racconti e, dove non bastavano, con la violenza, la conoscenza geografica e l'ubicazione delle materie prime delle terre oltre le colonne d'Ercole.
Ricostruzione di come si doveva presentare
la foce del Guadalquivir qualche migliaio
di anni fa secondo i dati forniti dal prof.
Francisco José Barragan, titolare di
Chimica presso l'università di Siviglia.
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Secondo il prof. Schulten infatti, la nascita di Tartesso come capitale del territorio tartessico, trae le sue origini dall'arrivo di popolazioni provenienti dall'Asia Minore, culturalmente più avanzata rispetto ai pre-tartessici, e dopo il loro arrivo nella costa andalusa sono diventate la classe dirigente.
Queste popolazioni sono Tirseni, Tirreni, Raseni o Turuscha (forse uno dei Popoli del Mare, sicuramente gli antenati degli Etruschi italici, che chiamavano se stessi "Rasenna"), che arrivarono intorno al 1.200 a.C. dall'Asia Minore e fondarono la colonia di Tartesso su un'isola tra la foce del Guadalquivir e l'oceano.
Da questa colonia iniziò l'invasione e la sottomissione della zona. Gli invasori fondarono una fiorente oligarchia commerciale e militare la cui capitale fu Tartesso stessa. Nel regno furono stabiliti due principali centri: la foce del Guadalquivir, dove c'era Tartesso, e l'antica Olba, (nei pressi dell'attuale Huelva, sul fiume Tinto, nel nord ovest del territorio di Tartesso, vicino all'attuale frontiera col Portogallo), che doveva fungere da deposito di Tartesso dei minerali di rame nel bacino di Rio Tinto. Da notare che la famiglia toponimica paleoligure di Alba, connessa a idronimi paleoeuropei in Alb- e, apofonicamente, al tipo Olb- (anche Orb- in area ligure), non rappresenta una formazione diretta sull’aggettivo indoeuropeo albho- ‘bianco’, ma, insieme a questo, continua un radicale pre-protoindoeuropeo Hal-bh- ‘acqua’ attestato anche dal sumerico halbia, (accadico halpium, ‘sorgente, massa d’acqua, cavità d’acqua’) ed è ulteriormente analizzabile come ampliamento
Liguri - Carta geografica della foce del Guadalquivir. In giallo
è segnalata  Isola Maggiore ma non c'è più acqua attorno
ad essa. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Quando la realtà di Tartesso produsse un volume di traffico qualitativamente superiore, i Liguri, ormai sudditi dei Tirreni, centralizzarono nella bassa Andalusia il commercio di minerali, che divenne il centro di ridistribuzione (soprattutto per lo stagno, ingrediente base dei famosi bronzi tartessici). I liguri di Tartesso dovevano essere metalmeccanici qualificati: sia come membri illustri autorizzati a stabilirsi nella metropoli che rendendo i propri servizi ai lavori forzati, come schiavi, nel settore metallurgico e minerario. La denominazione di un lago e di una città Ligustica non sembrava poi così strano ai Romani che, quando sono li arrivati, ​​erano in grado di identificare i tratti culturali comuni e anche un linguaggio residuo comune a quello ligure italico, che conoscevano in prima persona.
Nel lago ligure erano ancorate le navi e raccolti i beni dalla lega commerciale ligustica: prima come area di  scarico dei minerali e delle merci introdotte dalle basi Liguri, poi con lo spazio a disposizione per l'elaborazione metallurgica e lo stesso habitat e insediamento per una vasta popolazione dai costumi tipicamente liguri.
La prima fonte storica che allude a Tartesso è in "Storie" di Erodoto, nel V sec. a.C. che indica come  re di Tartesso, Argantonio (che significa uomo d'argento), uomo di grande ricchezza, saggezza e generosità che regnò 100 anni. Nel più tardo IV secolo, lo scrittore romano Rufo Festo Avieno, nella sua "Ora Maritima" descrive le coste mediterranee utilizzando fonti che lui definisce antichissime e di autori sconosciuti, fra cui il Periplo di Scillace, geografo e navigatore greco (V-VI sec. a.C.), ed il periplo o racconto-descrizione di un marinaio Massiliota che racconta di una navigazione dall'attuale Cornovaglia, in Inghilterra, fino a Massalia (Marsiglia) nel VI secolo a.C., descrivendo così per primo i confini fisici nell'Atlantico dell'Iberia, citando appunto il Lago Ligur.
Nell'ambito del mito di Eracle, o Ercole, la sua decima fatica fu proprio quella di rubare le mandrie di Gerione. Gerione è una figura della mitologia greca, figlio di Crisaore e di Calliroe, e fratello di Echidna. Era un fortissimo gigante con tre teste, tre busti e due sole braccia, proprietario d'un regno esteso fino ai confini della mitica Tartesso, oltre le colonne d'Ercole.
Liguri - Riproduzione della stele di Bensafrim,
situata vicino all'attuale Algarve e al Monte
da Bravura, in Portogallo,
la cui scrittura è ritenuta Tartessica
 Fonte: http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
Possedeva dei bellissimi buoi e Euristeo ordinò a Eracle di catturarlo. Eracle partì e vide la barca dorata di Helios e se la fece dare in prestito. L'eroe, giunse sui monti Calpe ed Abila, creduti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali; separò il monte ivi presente in due parti (le due colonne d'Ercole) e incise la scritta nec plus ultra. Proseguì e arrivò nell'isola di Gerione e uccidendo il mostro si prese i buoi. Era, arrabbiata mandò uno sciame di mosche a uccidere i buoi ma Eracle affrontò pure loro e vinse. (Per visualizzare il post "Ercole in Liguria", clicca QUI ). Diversi autori mitologici, come Omero, e anche Aristofane definiscono "Tartarico", "Styx, Stige", "Aorn, Averno", "Lago Morto" o "Lago infernale" lo stesso lago Ligure.
In rosso la locazione dell'antica Bensafrim,
situata vicino all'attuale Algarve e
al Monte da Bravura, in Portogallo.
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Sicuramente per i greci l'occidente, indicando la direzione del tramonto, indicava la morte stessa. Le imprese di Ercole nell'Esperide, l'occidente, potevano essere considerate esperienze nell'aldilà; inoltre, essendo il lago oltre le colonne d'Ercole, era al di là del conosciuto.
Queste visioni potrebbero anche riferirsi ad un territorio soffocante, sia in termini di eccezionale inquinamento atmosferico che delle acque. Le descrizioni della mitologia sembrano adattarsi  ad una zona acquitrinosa nei pressi di molteplici e sviluppate attività  metallurgiche e traffici marittimo-fluviale di minerali brillanti (cassiterite e minerali di rame, piombo e argento); dato che la foce del Guadalquivir in quel tempo non aveva depositi minerari, è chiaro che questi residui erano dovuti alle attività metallurgiche. Nelle vicinanze di questa zona vi sarebbero stati maleodoranti sgocciolamenti di acque con zolfo ed enormi colonne di fumo dai  forni, ciò che giustifica la designazione di "inferno" o "lago morto". Strabone nel capitolo 2 di Geografia Turdetania, riferendosi ai forni per l'argento scrive: "sono alti, in modo che i vapori pesanti sprigionati dalla massa di minerale si volatilizzino".
Pettorale in oro del Tesoro tartessico del
Carambolo, ritrovato nei pressi di Siviglia.
Fonte: http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
La metallurgia dell'Argento era la più proficua ed importante per l'impero di Tartesso, ed è quindi plausibile che questi forni fossero situati sulle colline ed esposti al favore dei venti. Naturalmente le industrie metallurgiche saranno state sostenute con la forza bruta di schiavi, in condizioni di scarsa sicurezza, che rischiavano facilmente e rapidamente le loro vite. Una volta che il metallo aveva beneficiato della fusione dai minerali, si passava al lavoro dell'orafo, che è la fusione di metalli puri in semplici pezzi di stampaggio, e ciò poteva essere effettuato in luoghi urbani, in casa e all'aperto. Tartesso, centrale metallurgica, era la mecca dei metalli dell'antichità.
Rappresentazione su pietra di nave da guerra biremi Fenicia
nella guerra Assira del 700-692 a.C.
Ninive, Palazzo Sud-Ovest, Camera VII
Dopo la fondazione di Tartesso capitale di una monarchia Tirrena e di dominio della sua area di influenza, ci sarà l'assoggettamento ai Fenici di Tiro circa nel 1.000 a.C., che prenderanno il sopravvento sulla monarchia del regno, schiavizzando i tartessici e gran parte della popolazione ligure.
Per prima cosa i Fenici di Tiro, ottennero il consenso a stabilirsi nella costa a sud della foce dell'antico Betis o Tartesso, il Guadalquivir e fondarono Gadir, l'attuale Cadiz, poi si impadronirono del regno.
Tuttavia, il nuovo potere sarà in grado di mantenere l'intesa commerciale con tutti gli altri Liguri, accentuando ed energizzando il ruolo centrale di ridistribuzione del Guadalquivir inferiore nello scambio di merci e metalli tra Europa settentrionale e meridionale (Periodo Geometrico).
Liguri - Stella di Tartesso
http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
La forza lavoro della popolazione ligure servile, insieme con la superiorità tecnologica degli invasori, diventa il motore economico che rappresenta un aumento della produzione di metallo e fabbricazione di oggetti metallici, e giustifica la rapida espansione di Tartesso in quasi due secoli.
Il fattore del commercio fenicio con l'Oriente (Periodo Oriantalizzante) rafforza ulteriormente il potere monopolistico della monarchia Tartessica.
Sebbene non tutti i liguri-tartéssici siano rimasti schiavi per sempre, continuarono per molto tempo a essere casta minoritaria produttrice, mentre l'oligarchia militare e la sua casta commerciale furono Tirrene.
Antica imbarcazione Fenicia
con raffigurazione di chimera
Probabilmente il traffico commerciale della  Tartesso fenicia, attraverso i Liguri, fu tenuto nascosto dai coloni fenici che si stabilirono a Cadice, e costituì un ben custodito segreto nella stessa monarchia sorvegliata dai Tartessici, che  addestrava i suoi piloti nautici in una "Accademia Navale" speciale.
L'alfabeto Tartessico
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C'è anche la possibilità che i Fenici che arrivarono a Cadice, strinsero un patto di reciproca non ingerenza del commercio in generale: il commercio al di là delle colonne Ercole era vietato ai Fenici ed era vietato ai Tartessici il commercio nell'area mediterranea.
Da questo momento i Fenici gestiranno i commerci mediterranei, atlantici ed africani.

Da: http://www.tartessoscomic.com/html3.htm
La geografia di Tartesso.

Dove era la città di Tartesso? - Se c'è stata una città chiamata Tartesso offriamo una moltitudine di dati bibliografici che lo provano. La più importante è quella dell'Ora Maritima di Avieno, dove viene definita come città, città ricca, circondata da mura e bagnata da un fiume. Tuttavia, gli autori classici non sono d'accordo sulla sua esatta posizione. Avieno identifica Tartesso con Gadir, Plinio la scambia con Carteia, Scimno di Chio dice che dista lontano due giorni di vela da Cadice, Stefano di Bisanzio la colloca alla foce  del fiume omonimo (il Tartesso o Betis) e Posidonio tra i due rami del fiume. Altri autori si sono smarcati dicendo che è su un'isola in mezzo al mare, vicino alle Colonne d'Ercole ...
Questo disaccordo sulla posizione geografica dell'enclave di Tartesso è tutt'ora in corso tra gli autori moderni. Schulten ha cercato di trovare i resti della leggendaria città nel Coto de Doñana, alla foce del Guadalquivir, ma senza successo. Per Pemán, le braccia a cui allude Posidonio sarebbero i letti del Guadalquivir e del Guadalete. Garcia Bellido ritiene parecchie posizioni possibili: l'antica città romana di Asta Regia, vicino a Jerez, in quanto gli scavi hanno fornito materiale di vita,  Huelva o nelle sue vicinanze, magari nell'isola di Saltes, a Carmona, Lebrija o Siviglia, poiché tutto il materiale archeologico che è stato scoperto ha caratteristiche orientali ...
Luzon è favorevole a considerare la posizione della Ria de Huelva, importante centro minerario dell'antichità, come confermato da enormi ammassi di residui di lavorazioni metallurgiche argentifere altamente sviluppate, che a volte formano montagne di scorie che si confondono con le colline naturali . Solo la quantità di scorie del Rio Tinto potrebbe raggiungere i 20 milioni di tonnellate, il che racconta di una miniera d'argento gigante.
Anche se il problema della posizione del capitale dell'impero tartessico è importante, i ricercatori ora pongono maggiormente l'accento sull'analisi della geografia generale odierna della zona, per capire il quadro generale in cui si sono mossi i tartessici.

La foce del Guadalquivir, un tempo Tartesia - Tartesso, o meglio la sua zona di influenza, occuparono il territorio dell'attuale Andalusia, il sud del Portogallo e il Levante spagnolo, che si estende a nord del Guadiana. Tuttavia, il centro nevralgico dell'impero era apparentemente alla foce del fiume Guadalquivir, che a quel tempo si presentava molto diverso da oggi. Nel suo corso inferiore vi era un grande lago, il Lago Ligustino, che corrisponderebbe alla vasta palude lungo il Golfo di Cadice. Accanto ad essa è menzionata la "montagna d'argento", il monte Argentario, che gli antichi così chiamavano perché lo stagno brillava sulle sue imponenti pendici. Verso la foce del fiume il suo corso era diviso in due o più bracci che formano un delta fra isole e isolotti, e forse in uno di questi affioramenti di terreno poteva sorgere, come è stato detto, l'antica Tartesso.
L'influenza delle maree era molto più evidente che al giorno d'oggi e l'altezza dell'acqua variava in una misura considerevole. Analogamente, il flusso dei sedimenti del fiume sarebbe stato superiore alla corrente, e grandi quantità di sedimenti alla fine invasero la foce.

Le vie di comunicazione - In questo senso consideriamo tre varianti: le strade, il fiume e il mare. Per quanto riguarda le comunicazioni via  terra, Avieno racconta di una strada che collegava la costa atlantica, a partire da Olisipo (Lisbona), con la costa tartessica, viaggio che durava quattro giorni, e da lì si poteva proseguire fino a Malaca (Málaga) in cinque giorni. Reperti archeologici del periodo tartessico orientalizante sembrano confermare l'esistenza di questo percorso. Questo percorso sarebbe stato alternativo al viaggio via mare  attraverso lo Stretto di Gibilterra, che spesso causava gravi difficoltà.
Un altro percorso trasversale, da ovest a est, collegava Olisipo a Merida, con diverse varianti che passavano a sud della  Mancha verso Cástulo e da lì al sud-est della penisola.
Altri percorsi sono di epoca romana, ma è dimostrato di corrispondere alle vecchie abitudini, come la cosiddetta Via Heraclea che va da Gadir fino Saetabis (Xativa), o la famosa Via dell'Argento che collegava Hispalis (Siviglia) con Asturica Augusta (Astorga) nell'attuale provincia di Leon.
L'importanza della Via dell'Argento come mezzo di collegamento con l'Estremadura e con il settore occidentale settore della Meseta del Nord ha dimostrato l'importanza dei reperti archeologici del Bronzo Finale come oggetti del periodo orientalizzante. Gli elementi di culture orientali e Tartéssiche viaggiavano da nord a sud e da est ad ovest; ed era trasportato oro, stagno e altri prodotti. Un'alternativa alla Via dell'Argento partiva da Córdoba e attraversava la Sierra Morena fino a Merida. In Alta Andalusia inoltre esisteva un percorso da Cástulo (vicino a Linares) attraverso la Sierra Morena fino a Complutum (Alcalá de Henares) che attraversava tutta la Mancia.
La principale via di comunicazione fluviale era senza dubbio il fiume Guadalquivir, che allora era navigabile per quasi tutto il suo corso, e che collegava molte città, enclave minerarie e altre aree ricche di agricoltura, allevamento, ecc. Gli scambi, favoriti dal fiume, saranno fondamentali nel plasmare il volto dello Stato Tartessico.
Le vie marittime del sud-ovest della penisola iberica avevano una posizione strategica nell'antichità, esseno le uniche che mettevano in comunicazione l'Atlantico con il Mediterraneo. Gli scambi commerciali, dalle isole britanniche e dalle coste scandinave passavano dalla penisola iberica per poi diffondersi fino agli estremi confini del Mediterraneo orientale. In questo traffico non erano coinvolti solo i Tartessici, ma la loro importanza era nel controllo del passaggio dello Stretto. I Tartessici erano bravi marinai, che conoscevano le tecniche di navigazione più moderne e le loro navi avevano alte chiglie, progettate appositamente per navigare nell'Atlantico fino alle Isole Cassiteriti (le Scilly, isole britanniche) e riempire le stive del prezioso minerale di stagno. Navigavano incollati alla costa atlantica, in più fasi, costeggiando aree portuali e rifugi naturali, quasi sempre in prossimità della foce di un fiume.
Nell'attraversamento in direzione est-ovest dello Stretto di Gibilterra, erano insiti molti pericoli, sia per i venti che per le correnti oceaniche , essendo molto più favorevole il passaggio nella direzione opposta, e i periodi migliori per attraversare lo Stretto dall'Atlantico sono i primi mesi dell'anno o la fine dell'estate. Per l'attraversamento dal Mediterraneo, le navi seguivano la costa africana del Marocco fino a sfruttare la corrente est-ovest dell'effetto di alta marea lungo la costa africana e poi girare verso nord in mare aperto alla ricerca venti da sud-ovest che le portavano lungo le coste atlantiche della penisola iberica. Un altro modo era quello di aspettare le correnti che corrono da est a ovest all'inizio dell'estate, causate delle alte maree equinoziali, incollati alla costa andalusa.
Forse è stato per risolvere queste difficoltà che i Fenici hanno riempito la costa peninsulare iberica meridionale di colonie, piccoli insediamenti e fabbriche, al margine del Mediterraneo; ancoravano le loro barche in attesa di migliori condizioni per attraversare lo stretto fino all'emporio di Tartesso .

Fenici e Greci a Tartesso:

Europa - Cartina dell'antica Grecia nell'VIII sec. a.C. e delle sue polis (città),
e delle colonie e città (polis) fondate sucessivamente. Territori Fenici
 e Cartaginesi nel Mediterraneo  nel VII e VI sec. a.C.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 813 a.C. - Fenici della città di Tiro, fondano Cartagine: Carthadash, che significa "la città nuova".

Cartina del Mediterraneo e dell'Europa con le vie commerciali dei Fenici,
i prodotti commercializzati nell'antichità dai mercanti ed esploratori Fenici,
le colonie fenicie, le aree di commercio dei Greci quando i Fenici con
Cartagine e i Cartaginesi avevano ormai conquistato anche i mercati
oltre le colonne d'Ercole, fino ad allora, appannaggio dei proto-Liguri. 
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Motivi della colonizzazione fenicia - L'espansione fenicia dal Mediterraneo a Tartesso si spiega con diversi motivi. Da un lato vi è una grande motivazione commerciale, in particolare per quanto riguarda l'ottenimento di metalli come l'argento o lo stagno, che abbondavano nel sud-ovest e che invece erano scarsi nella regione fenicia. L'argento era il metallo fondamentale nello scambio monetario in Medio Oriente, e lo stagno era a sua volta necessario per la fabbricazione del bronzo, che è una lega di rame e stagno, oltre che metallo adatto alla produzione di oggetti di ogni genere. Alcuni degli insediamenti fenici documentati nella costa portoghese, come quelli situati alla foce dei fiumi Tago Sado, tra cui la fabbrica di Abul, potrebbero essere stati progettati per sfruttare la ricchezza di stagno nella zona. Inoltre sono state trovate strutture fenicie per la fusione del metallo nel castro di Santa Olaia. I Fenici hanno istituito una complessa rete di insediamenti costieri per il mantenimento di questa enorme azienda di commercio, formata da popolazioni stabili in grado di fornire tutta la logistica, il cibo, i materiali da costruzione e riparazione delle navi, i servizi portuali e di alloggio, ecc.
Un'altra ragione dell'emigrazione fenicia era la pressione demografica. Le città fenicie si estendevano un tempo sulla stretta striscia di terra situata nel corridoio siropalestinese, delimitata a est dal mare e a ovest dai monti del Libano. Dopo le invasioni dei Popoli del Mare, israeliti e siriani, i Fenici avevano perso gran parte del loro territorio, in particolare il potenziale agricolo più elevato. Le loro città erano carenti di risorse alimentari e l'ambiente era degradato come risultato del sovrasfruttamento delle risorse. La colonizzazione fenicia avrebbe potuto essere un meccanismo per liberarsi della popolazione in eccesso.
D'altra parte, l'impero assiro cominciava a premere il territorio fenicio tra la fine dell'VIII secolo e la metà del VII a.C. Saccheggi continui e richieste di tributi, avrebbero accelerati gli esuli colonialisti, soprattutto contadini. Questo si tradurrà in quella che è stata chiamata la colonizzazione agricola, insediamenti di colonie fenicie estranee alle miniere o ad attività commerciali su larga scala, ma semplicemente dedite all'allevamento del bestiame per l'autosufficienza. La valle del Guadalquivir, con vaste aree di grande fertilità, offriva uno spazio ideale per i nuovi residenti.
Cartina dell'Italia e Mediterraneo circostante, nel VII - VI sec. a.C. con i
territori di Roma e Latini, Etruschi, Lega Sannitica, Magna Grecia e
  Cartaginesi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta geografica tratta dalla rivista "Ecco i Fenici", supplemento a
"La Stampa" n.48 del 3 marzo 1988, p.64.  Sono evidenziate le principali vie
del commercio nell'antichità storica aventi come protagonisti i mercanti e gli
esploratori fenici quando avevano ormai conquistato i mercati oltre le
colonne d'Ercole, appannaggio dei Liguri. Clicca sull'immagine per ingrandirla. 

I Greci - Non c'è dubbio che nel primato dei Fenici nella colonizzazione di Tartesso, si debba prendere in considerazione anche l'elemento greco. La fama di Tartesso in tempi antichi era dovuto in larga misura ai riferimenti di autori greci classici come Stesicoro di Himera, Ecateo di Mileto, Erodoto o Eforo.
Schulten pensava che l'origine del popolo tartessico si fondasse sulla migrazione di popolazioni greche, fatta dai popoli del Mar Egeo nella tarda età del bronzo e in relazione alla scomparsa di civiltà come quella elladica-micenea. Tuttavia è solo alla fine del VII secolo a.C.che l'accumulo archeologico dimostra un'importante presenza greca nella zona Tartéssica. Questo periodo si riferisce al famoso viaggio Kolaios di Samos , l'arrivo del triremi focensi e il regno del leggendario Argantonio che ha mostrato molta amicizia per i greci, al punto di offrire ai focei di stabilirsi a Tartesso prima che la minaccia persiana li disperdesse.
La strategia dei Greci era di invadere circuiti commerciali introducendo prodotti di alta qualità e di alto valore, quali anfore di Chios e Samos, molto apprezzate, o le cime di Comastas. L'ultima fase del commercio greco con Tartesso è datata nella seconda metà del VI secolo a.C., intorno alla conquista di Focea dei Persiani e la battaglia di Alalia, in cui i Focei dovettero evacuare l'isola di Corsica. Nonostante abbiano battuto gli Etruschi e i Cartagines, da allora per i marinai greci lo Stretto di Gibilterra fu chiusodefinitivamente.
Le colonie greche più vicine a Tartesso si trovano ad Emporiom (Ampurias), Rhode (Rosas) e Massalia (Marsiglia), lontano dalla penisola sud-occidentale, quindi bisogna pensare che la presenza greca nella zona perseguisse obiettivi puramente commerciali, e non impianti territoriali sovrani nel territorio, tuttavia, la loro influenza socio-politica nella fase finale dell'impero Tartéssico fu molto importante.

Riferimenti - Nei seguenti libri e link si possono ottenere ulteriori informazioni su Tartesso. In alcuni di loro abbiamo preso testi e i riferimenti all'introduzione storica ​​di questo post. Porgiamo quindi il nostro ringraziamento, e se qualcuno si sente plagiato in un testo, semplicemente ce lo faccia sapere e noi provvederemo a rimuoverlo.
- "Tartessos, tres mil años de enigma". Jorge Alonso. Editorial Genil, Granada, 1983
- "Desciframiento de la lengua iberico-tartessica".Fundación Tartesos S.L. Barcelona, 1996.
- "El templo de Melkart", Gonzalo Millán del Pozo. Imagine Ediciones. Madrid, 2001.
-"Cuadernos Historia 16, nº 40". Blanco, Antonio y Blázquez José María, Tartessos Ed. Información y 
   Revistas S.A., Madrid 1985.
-"Historia de España Ilustrada" .Regla, Juan.. Ed. Ramón Sopena S.A., Barcelona 1968
-"Ideología Y poder en tartessos y el mundo ibérico". Almagro Gorbea, M. Madrid, 1996.
-"Tartessos y los orígenes de la colonización fenicia en Occidente" Blázquez, J. M. Salamanca, 1975.
-"Tartessos. La ciudad sin historia" Maluquer, J. Barcelona, 1970.
- "Sociedad y mundo funerario en tartessos " Torres Ortiz, M. Madrid, 1999.
-"Reflexiones sobre los escudos de las estelas tartésicas",Boletín de la Asociación Española de Amigos de 
   la Arqueología, 23 Bendala Galán, M. 1987, pp. 11-17.
-" Historia de España Ilustrada", Regla, J. 1968, Barcelona, Ed. Ramón Sopena.
- "Notas sobre las estelas decoradas del Suroeste y los orígenes de tartessos", Bendala Galán, M. 1977, 
    en Habis 8, pp. 321-330.
- "Tartessos", Bendala Galán, M. 1985 en Historia General de España y América, Madrid, Rialp, 
    pp. 595-642.
- "Los enigmas de tartessos "Alvar, J. y Blázquez, J. M. Eds. 1993, Madrid, Cátedra.
- "Tartessos y El Carambolo " Carriazo, J. de M.1973, Madrid.
- "Tartessos" Maluquer de Motes, J. 1979, Barcelona, Destinolibro.
- "Tiro y las colonias fenicias de Occidente "Aubet, Mª E. 1994:. Crítica. Barcelona.
- "Ideología y poder en Tartessos y el mundo ibérico "Almagro, M., Madrid. 1996
- "El hombre de la plata". Arsenal, León. Valdemar 2000
Link sull'argomento:
La Grecia arcaica, nel VII-VI sec.a.C.
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- Le prime póleis greche nacquero a partire dall'VIII secolo a.C.
La rapida crescita della popolazione e la scarsità delle risorse spinsero i Greci a esportare questo modello di organizzazione anche nelle colonie, che fondarono un po' in tutto il Mediterraneo. Al centro della pólis, circondate da case e botteghe, si trovava l'agorà, la piazza del mercato e delle pubbliche assemblee; la parte più alta della città costituiva l'acropoli.
La più celebre acropoli della Grecia è quella di Atene.
L'acropoli era l'area sacra, dove sorgevano i templi in onore delle divinità e si celebravano le feste Panatenee, con solenni processioni religiose e manifestazioni sportive.
Nelle sculture dell'età arcaica e classica, gli artisti della Grecia antica cercarono di produrre delle opere ideali, in grado di non sfigurare al cospetto delle divinità. Questo risultato fu raggiunto, specialmente nella scultura a tutto tondo, attraverso un lungo e ininterrotto processo di perfezionamento formale. Le prime testimonianze appartengono all'età arcaica, tra il VII e il VI secolo a.C.: si tratta di giovani nudi o di fanciulle vestite caratterizzati dalla fissità dell'espressione.
Antica nave greca
Dall' VIII al VI secolo a.C. i Greci avviano la seconda colonizzazione, ancora sia verso occidente (Sicilia e coste meridionali italiane, la Magna Grecia, dove vengono fondate, fra le altre, Locri, Agrigento e Siracusa) che verso oriente (coste settentrionali e meridionali del Mar Nero), causata oltre che da difficoltà economiche, anche da contrasti sociali.
Le città fondate mantenevano con la città-madre soltanto legami culturali e linguistici. Si ha anche l'avvento di due nuove figure politichelegislatori e tiranni.
Alcune città doriche, Corinto e Megara in particolare, presero parte al grande movimento colonizzatore che a partire dall'VIII secolo a.C. si sviluppò in tutto il bacino del Mediterraneo. Colonie doriche furono fondate in Asia Minore, a Cipro, in Africa settentrionale ed in Italia (Magna Grecia e Sicilia).
Fra queste ultime va segnalata Siracusa, fondata da Corinto, che a sua volta poi fondò Ancona (il cui epiteto è appunto "la città dorica") ed Adria. Sparta fondò Taranto nella penisola italica. La stessa Taranto, con Agrigento e Siracusa in Sicilia, furono le più popolose e ricche città greche d'Italia prima della conquista romana.
Cartina dell'antica Grecia nell'VIII sec. a.C. (color ocra), e delle sue colonie
(in verde) lungo le coste del Mediterraneo e del Mar Nero fra VII e VI sec.
a.C.  Nel riquadro la Magna Grecia.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nell'VIII secolo a.C. alcuni coloni Greci, provenienti dalla Focide, da Eretria e da Teos,  fondano Focea nella Ionia, la parte occidentale dell'attuale Turchia.

Ubicazione dell'antica Teos.
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A sud del passo delle Termopili,
l'antica Focide e le sue città
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Ubicazione dell'antica
 Eretria.
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Focea (greco antico: Φωκαία, Phōkaia; latino: Phocaea) fu fondata sul sito della odierna città di Foça (o Eskifoça) in Turchia, a circa 60 Km a Nord Ovest di Izmir (Smirne).
Focea (Phocaea), Cuma Eolica (Cyme)
 e Smirne (Smyrna).
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Focea era la città più settentrionale della Ionia, la città sorgeva alla foce del fiume Ermo (oggi Gediz) sulla penisola che separava a nord il Golfo di Cyme (Cyme è la Cuma Eolica) e a sud il Golfo di Smirne.
Il suo nome proviene dalla parola “foca”, che fu il simbolo della città, o più probabilmente, dalla Focide, regione della Grecia centrale da cui provenivano alcuni coloni.
Secondo Pausania, i Focei, sotto la guida ateniese, si stabilirono su un terretitorio ceduto da Cuma Eolica (Cyme) e furono ammessi nella Lega Ionica dopo aver riconosciuto i re della linea di Codro.
A Focea, la presenza di due porti naturali permise lo sviluppo della flotta navale e del commercio marino.
Secondo Erodoto, i Focei furono i primi greci ad intraprendere lunghi viaggi marittimi e a scoprire il Mar Adriatico, la Thyrrenia e l'Iberia a bordo di agili penteconteri.
Antica pentecontera greca
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La pentecontera era una nave a propulsione mista essendo sospinta sia dalla vela che dalla voga e fu la prima imbarcazione adatta alle lunghe navigazioni.
Il suo nome deriva proprio dai cinquanta vogatori disposti, venticinque per lato e in un unico ordine, sui due fianchi della nave.
L'esemplare più famoso appartiene al mito: la nave Argo e i suoi (circa) cinquanta Argonauti.
In seguito il termine andò a designare un'intera classe di navi, anche più potenti, sia a un ordine (monere) che a due (diere), dotate anche di più di 50 rematori.
Si trattava sostanzialmente di una nave da guerra, a fondo piatto e dotata di un rostro per le manovre di speronamento. Le sue dimensioni sono stimate in circa 38 metri di lunghezza per 5 metri di larghezza.
L'iniziale destinazione bellica non le impedì tuttavia di essere largamente utilizzata dai Focei della Ionia per percorrere rotte mercantili e coloniali.
Carta della Grecia o Ellade arcaica, VII-VI seca.C., con i nomi
 in Latino. In grassetto Focea (Phocaea), l'ormai distrutta
 Micene (Mycenae) e Tirinto (Tirynthius).
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Ci informa infatti Erodoto che, proprio utilizzando pentecontere, anziché navi mercantili dallo scafo rotondo, i Focei furono i primi a compiere lunghi tragitti, aprendo rotte commerciali che si spinsero molto lontano, fin sull'Oceano Atlantico presso Tartesso.
Giunti a Tartesso, in (Spagna), strinsero amicizia col re Argantonio che li invitò a trasferirsi nel suo paese. I Focei declinarono la proposta. Allora, avuta notizia della potenza dei Medi, Argantonio inviò loro una grande somma d'argento per costruire le mura difensive della città.
I loro viaggi marittimi erano estesi: a sud commerciavano probabilmente con la colonia greca di Naucrati, in Egitto; a nord aiutarono probabilmente l'insediamento delle colonie di Amiso e Lampsaco.
Focea fu un importante porto commerciale e fondò colonie nel Mediterraneo occidentale: Massalia, (attuale Marsiglia) in Francia, Alalia in Corsica, Elea in Magna Grecia, Emporion e Rhoda in Spagna.
La concezione del mondo dei tempi omerici quale disco 
circolare piatto, circondato completamente dalle acque 
di un unico fiume, rimase una nozione popolarmente 
radicata nel mondo greco, anche dopo che molti filosofi 
e scienziati avevano accettato la nozione della sfericità 
della Terra, enunciata dai Pitagorici e altri, ed affermata 
con prove teoretiche da Aristotele. 
Secondo quella concezione, subito al di sotto della 
superficie si trovava la dimora dell'Ade, 
il regno della Morte, e, ancora al di sotto, il Tartaro, 
il regno dell'eterna oscurità. All'esterno del fiume Oceano 
si elevava la volta cristallina (solida) celeste
http://digilander.libero.it/diogenes99/Cartografia/Cartografia01.htm
Anche Fenici e Cartaginesi adottarono le pentacontere. Annone, nell'incipit del suo periplo, ci informa ad esempio che il suo tentativo di periplo dell'Africa, voluto dai cartaginesi a fini coloniali, si svolse con sessanta pentecontere, caricate di viveri e provviste e una folla di donne e uomini.
La necessità di utilizzare navi da guerra può essere spiegato con gli attriti che nascevano con questi traffici tra Greci, Fenici, Cartaginesi ed Etruschi, nel Mediterraneo occidentale e nell'Atlantico.
In ogni caso spetta alle pentecontere il merito di aver supportato le antiche colonizzazioni greche e fenicie nel mediterraneo.
Le pentecontere furono per molti anni la spina dorsale della marina bellica greca. Si resero protagoniste di un importante scontro navale tra i profughi Focei stanziatisi ad Alalia e una coalizione di cartaginesi ed etruschi: fu la battaglia di Alalia ed ebbe come teatro il Mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna.
Lo scontro navale si concluse con la vittoria dei Focei ma si rivelò subito dagli esiti incerti (Erodoto la definisce una vittoria cadmea). Essa segnò di fatto il primo momento di arresto dell'espansione coloniale e mercantile dei Greci nel mediterraneo occidentale, fino ad allora incontrastata.
L'utilizzo promiscuo e le lunghe rotte percorse ci informano che la nave doveva essere dotata di notevoli capacità di carico. In effetti lo stesso Erodoto aggiunge che le pentecontere furono utilizzate per l'evacuazione di Focea, caricandole di tutti gli abitanti e i beni, con l'eccezione delle pitture e delle statue di bronzo. Dopo la battaglia di Alalia, furono protagoniste della successiva peregrinazione dei profughi focei che, stipati sulle venti navi superstiti, andranno a fondare Elea (Velia), nell'attuale Campania.
Europa - Cartina dell'antica Grecia nell'VIII sec. a.C. e delle sue polis (città),
e delle colonie e città (polis) fondate sucessivamente. Territori Fenici
 e Cartaginesi nel Mediterraneo  nel VII e VI sec. a.C.  Si notano Focea,
 Lampsaco più a nord, Amiso sul Mar Nero, Naucrati in Egitto,  Massalia
(Marsiglia), Alalia, Cuma, Elea, Reggio.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina della Grecia antica con il Monte Olimpo,
il Monte Parnaso, Tebe e Atene in Attica,
Olimpia e Sparta nel Peloponneso, e Creta.
Nel 776 a.C. - Prima Olimpiade in Grecia: questa data servirà anche ai Greci come riferimento per datare il tempo: questo sarà l'anno 1.
I giochi panellenici ad Olimpia si svolgevano ogni 4 anni, per cui la 2° olimpiade corrispondeva al 772 a.C., la 3° al 768 a.C. e così via.

Dal 753 a.C. -  E' intorno alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo che, nel luogo in cui vi era già un'insediamento protourbano abitato da varie tribù italiche in cui erano preponderanti i Latini e i Sabini (o Sabelli), venne fondata Roma. Fu dagli Etruschi che furono trasmessi al mitico Romolo gli insegnamenti dei cerimoniali per la fondazione della città. Caratteristica fondamentale della nuova città fu l'idea di un potere politico condiviso. Romolo regna con Tito Tazio, re Sabino, viene edificato un foro (forum, cioè fuori) in uno spazio comune e uno stato di diritto (ius, da "iusiurandum", "giuramento") che stabiliva i patti, le leggi fra le varie istituzioni.
Mappa del lugo in cui fu fondata Roma, il cui nome magico è
Flora, "che fiorisce". Si riconoscono il Tevere, i 7 e più colli,
il Foro (cioè fuori dai centri abitati) centrale,
il campo Marzio, "di Marte".
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Mentre i poteri dispotici orientali sono identificabili da urbanizzazioni in cui è il palazzo del re, unico detentore del potere, al centro dell'attenzione dei costruttori, ora abbiamo una piazza per le assemblee e una netta ripartizione dei compiti e funzioni delle varie parti della sistema-società.
Romolo istituisce anche un calendario di 10 mesi, e i nomi da settembre a dicembre che usiamo tuttora derivano da quella ripartizione dell'anno.
Il 29-10-2006 Andrea Carandini, un archeologo che ha realizzato numerosi scavi nel centro di Roma, racconta   alla cittadinanza gli eventi che portarono al 21 aprile del 753 a.C., data più simbolica che vera.
Schema dell'organizzazione sociale
nella prima Roma monarchica.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.
File solo audio ma preciso, esauriente, completo e  intelligente nell'analisi dei semi culturali che contraddistinguono la cultura dell'Occidente; per ascoltarlo, clicca QUI.
La prima organizzazione politica della Roma monarchica è contraddistinta da un monarca elettivo, con pieni poteri, spesso forestiero onde evitare favoritismi di parte, e un corpo civico consultivo, formato da 3 tribù delle 3 etnìe costituenti la popolazione, che esprimono a loro volta 10 curie ciascuna (curia da "couviria"), le assemblee di maschi adulti, le quali si manifesteranno nei comizi curiati, la prima assemblea popolare.
Carta dei popoli in Italia nell'VIII sec. a.C. in cui sono inseriti
i Sicani, iberici scacciati dai Liguri e i Siculi, probabilmente
di origine Ligure. I Liguri sono l'unica popolazione autoctona
 pre indoeuropea. Clicca sull'immagine per ingrandirla. 
Il Senato, consiglio degli anziani capofamiglia, sarà il fulcro del corpo civico con compiti di reggenza negli interregno, fra un re e l'altro.
Inoltre molte emanazioni degli ordinamenti dell'epoca, sono firmati "Popolus Romanus Quirites", intendendo per Popolus il potenziale militare (nel latino arcaico il verbo "populare" significava "devastare") che ai quei tempi era stimato in 3.000 fanti e 300 cavalieri, e per Quirites (dal latino "couvirites", in Italiano "assemblea dei maschi adulti") l'insieme del corpo civico.
Sarà poi Roma a distruggere definitivamente Cartagine.

Cartina dell'Italia e Mediterraneo circostante, nel VII - VI sec. a.C. con i
territori di Roma e Latini, Etruschi, Lega Sannitica, Magna Grecia e
  Cartaginesi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Moneta di Focea in elettro di 1/6 di statere raffigurante
la foca marina, simbolo di Focea, con sotto la lettera Φ,
iniziale di Focea e coniata nel 600-550 a.C.;
conservata al British Museum  di Londra.
Clicca sull'immagine per ingrandirla
- Nella seconda metà del VI secolo a.C. Focea perse l'indipendenza assieme alle altre città della Ionia. 
Prima passò a Creso, re di Lidia, e subito dopo, con la sconfitta di Creso nel 546 a.C., a Ciro il Grande, re di Persia.
I Focei si rifugiarono a Chio con l'intenzione di acquistare e stabilirsi sulle isole Enusse, ma, respinta l'offerta, si diressero verso la colonia di Alalia in Corsica.
Focea fu un importante porto commerciale e fondò colonie nel Mediterraneo occidentale: Massalia, (attuale Marsiglia) in Francia, Alalia in Corsica, Elea in Magna Grecia, Emporion e Rhoda in Spagna.
Ci informa infatti Erodoto che, proprio utilizzando pentecontere, anziché navi mercantili dallo scafo rotondo, i Focei furono i primi a compiere lunghi tragitti, aprendo rotte commerciali che si spinsero molto lontano, fin sull'Oceano Atlantico presso Tartesso.
Carta del 700 a.C. con gl'insediamenti e limiti dell'influenza
di Tartesso segnalati in verde brillante, le colonie greche in blu
e le colonie fenicie in verde-oliva. Si vedono il Lago Ligustico,
 Asta Regia (Jerez de la Frontera) e Gadir (Cadiz).
Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Fonte: http://es.wikipedia.org/wiki/Tartessos
Figura maschile di Ligure
della fine del VI sec.a.C., 
 con copricapo a forma
di testa di cigno
Parigi Museo del Louvre
Giunti a Tartesso, in (Spagna), i Focei strinsero amicizia col re Argantonio che li invitò a trasferirsi nel suo paese. I Focei declinarono la proposta. Allora, avuta notizia della potenza dei Medi, Argantonio inviò loro una grande somma d'argento per costruire le mura difensive della loro città.
I loro viaggi marittimi erano estesi: a sud commerciavano probabilmente con la colonia greca di Naucrati, in Egitto; a nord aiutarono probabilmente l'insediamento delle colonie di Amiso e Lampsaco. (Vedi cartina in basso a destra.)
Dardanelli con Lapsaco (Lapseki)
Clicca sull'immagine per ingrandirla.
A proposito della fondazione di Massalia, si narra che Focei  (per visualizzare il post del Manoscritto Anonimo del 1700, in cui si parla dei Focei nell'area di Sanremo e in Liguria, clicca QUI ) e Samioti aprirono relazioni commerciali con gli abitanti delle coste dell'Iberia orientale e della Gallia meridionale, che erano quasi tutti Iberi e Liguri. Nella particolareggiata leggenda di Massalia (Marsiglia), si racconta  come i primi coloni Focei, Simos e Protis, provenienti da Efeso, incontrando il sovrano ligure Nannu sarebbero stati invitati in una lingua incomprensibile a partecipare ad un banchetto al quale a loro insaputa la figlia di Nannu, Gyptis avrebbe scelto il suo sposo tra gli astanti. Gyptis espresse la sua preferenza per il greco Protis, generando la comunione tra i popoli. La terra su cui avrebbero edificato la loro città, infatti, sarebbe stata proprio Massalia.
Europa - Cartina del Mediterraneo nell'VIII sec. a.C. e delle sue polis (città),
e delle colonie e città (polis) fondate sucessivamente. Si notano Focea,
 Lampsaco più a nord, Amiso sul Mar Nero, Naucrati in Egitto,  Massalia
(Marsiglia), Alalia, Cuma, Elea, Reggio. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Questo episodio ci fa intendere che Massalia non può essere considerata una colonia esclusivamente greca, ma più probabilmente era luogo di un'intesa greco-ligure come accesso al Mediterraneo dei commerci continentali europei e viceversa (sale, metalli, ambra, vino, manufatti ecc.).
Da quando i Focei si stabilirono ad Alalia, in Corsica, per cinque anni costruirono templi e saccheggiarono i paesi circostanti, fino a quando Etruschi e Cartaginesi li affrontarono nella battaglia navale di Alalia (535 a.C.).
I Focei vinsero, ma riportarono danni così gravi alle loro navi che preferirono trasferirsi a Rhegion (l'attuale Reggio Calabria) e da lì risalire la costa per fondare Elea.
Carta dell'antico mar Tirreno
con la zona della battaglia
di Alalia del 535 a.C.
Clicca sull'immagine
per ingrandirla.
Tra i fondatori della colonia figurava anche Senofane,  filosofo di spicco della futura Scuola eleatica. 

Dal V° secolo a.C. Tartesso, citata più volte nelle scritture ebraiche ('Tarshish', conosciuta anche come 'Tarsis' o 'Tarsisch'), non esisterà più.
- "I re di Tarsis e delle isole devono offrire i loro doni ..." - Bibbia, Libro Secondo dei Salmi, 72,10.
- "Tutti i calici di re Salomone erano d'oro (...) Non c'era argento, nessun caso ha fatto nulla di tutto questo nei giorni di Salomone, quando il re aveva in mare le navi di Tarsis con Hiram e ogni tre anni venivano le navi di Tarsis portando oro, argento, avorio, scimmie e pavoni." E segue: "Hiram, re di Tiro (969-936 a.C.) di potenza fenicia, successore di Sidone. Questo re aveva stabilito accordi con il re Davide, durante la costruzione del Palazzo Reale e il Tempio di Gerusalemme, e poi con Salomone." - Bibbia, I Re, 10, 21-22.
- "Perché gli dèi delle nazioni sono vane: un albero del bosco, il lavoro delle mani del maestro con l'ascia lo interruppe con argento e oro impreziosisce, provenienti da Tarsis laminato argento, oro di Ofir e maestro lavorazione mani orafo, di blu e porpora e di scarlatto è il suo vestito, tutti sono il lavoro degli artigiani. Con il martello e chiodi che tengono in modo che non si muova. Sono come spaventapasseri nei campi, che non parlano. Bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura di loro, perché non fanno nulla di buono o cattivo." - Bibbia, in Geremia, (nato nel 645 a.C.) 10, 3.
- "(Descrizione di Tiro e di ricchezza). Tarsis commerciava con te in abbondanza tutti i tipi di prodotti: argento, ferro, stagno e piombo per la vostra merce (...) Le navi di Tarsis erano le tue carovane che portano merci. Così si diventa ricchi e ricchi nel cuore dei mari." - Bibbia, Ezechiele, (inizio sec. VI a.C.) 27, 12.
- "Giona si levò per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore, scese a Giaffa, dove trovò una nave che doveva andare a Tarsis. Ha pagato il prezzo della corsa e scese in essa per andare con loro in Tarsis dal Signore." - Bibbia, Giona, (IV sec. a.C.) 1, 3.

La morte di Tartesso contiene, come molte leggende che hanno fatto sognare nel corso del tempo, lo stesso mistero della sua nascita.



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